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Parlarsi addosso

Eppure io credo che se ci fosse un po’ più di silenzio,
se tutti facessimo un po’ di silenzio,
forse qualcosa potremmo capire.



Il tenutario e' sempre stato un aficionado dei film di Fellini: ma l'ultimo - La Voce Della Luna - in un modo o nell'altro non era mai riuscito a vederlo. Ieri ha potuto colmare questa lacuna.
Sono presenti molti dei temi felliniani - il ricordo, anche se in modi piu' sfumati; i pagliacci, nei due personaggi - collodiani, li si potrebbe definire usando le sue parole - di Roberto Benigni e Paolo Villaggio; la caciara-circo-casino; l'universo ambiguo delle donne; l'ingenuita', la furbizia e lo stupore; e tanti altri.
E' un film che si puo' leggere su piu' livelli: ma forse aiuta leggersi il romanzo di Ermanno Cavazzoni dal quale e' tratto. Il personaggio di Benigni - e di Villaggio, che entra e esce dal film - e' a tratti commovente, di una comicita' drammatica che prefigura a tratti quella di La Vita e' Bella (anzi, direi, forse e' stata questa, piu' che quella del film che gli ha dato l'Oscar o tante altre, la sua migliore interpretazione). E' una sinfonia con capo e senza coda, o viceversa - la giusta analogia e' forse con una performance jazz. E' improvvisato, ma con tanti fili conduttori, e la luna e' uno di questi. Tutti parlano, tutti vanno, tutti vengono, tutti aspettano, tutti si fermano, tutti ripartono. E paradossalmente, solamente i folli sembrano essere i piu' lucidi e sani della societa'. Non piacera' a tutti, ma e' un gran bel film, un piccolo capolavoro pieno di riflessioni sulla vita.

Pubblicato il 28/3/2006 alle 14.41 nella rubrica Diario.

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